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I ritratti Roncioni

Una famiglia pisana e la pittura fra XVIII e XIX secolo

27 marzo 2010 - 18 aprile 2010


La Fondazione CariPisa prosegue l'iniziativa delle "Mostre dossier" e illustra uno spaccato della società pisana, durante l'Illuminismo italiano, attraverso la nobile famiglia dei Roncioni. Le opere di Jean-Baptiste Desmarais (Parigi 1756 - Carrara 1813), Palmiro Bardotti (Livorno, prima metà del XIX secolo), Giovanni Battista Tempesti (Volterra 1729 - Pisa 1804), Pietro Benvenuti (Arezzo 1769 - Firenze 1844) e di Luigi Gioli (San Frediano a Settimo 1854 - Firenze 1947) tracceranno il percorso attraverso il quale una nobile famiglia della Valdera del XII secolo sia divenuta una delle più influenti casate pisane di inizio ‘800.

A partire dal 1780 circa, proprio con il "balì" Angiolo Roncioni che è al centro della mostra che si svolge a Palazzo Blu che i Roncioni furono in grado di riscattare il giudizio assai severo che sulla nobiltà pisana circolava negli ambienti della corte del Granduca Pietro Leopoldo di Asburgo Lorena. Divenuto capofamiglia, il balì Angiolo Roncioni si impegnò nella salvaguardia dell'ingente patrimonio di immobili e di beni agricoli della famiglia. Ma ciò che più colpisce è il fatto che si sia appassionato a tutte le novità del mondo della cultura, della scienza e della tecnica. La sua biblioteca si arricchì di testi dell'Illuminismo; la sua collezione di disegni e stampe era nota come una delle più ricche di Pisa; la passione per il teatro lo coinvolse fino al punto da indurlo a costituire una compagnia privata, per la quale recitò anche Vittorio Alfieri; l'educazione musicale (basti pensare alla centralità della "spinetta" nel "quadro di famiglia" del Desmarais) svolse un ruolo importante nella formazione delle figlie, che ebbero come insegnante uno fra i più noti musicisti pisani del tempo, Filippo Maria Gherardeschi; sempre le figlie furono indotte a cimentarsi con il disegno e con l'apprendimento del francese. Non solo, ma sappiamo dai suoi ricordi che Angiolo Roncioni provvide, per i famigliari, all'"innesto del vajolo", che si fece acquistare un microscopio in Inghilterra e orologi in Svizzera, che, nell'ottobre del 1795, non esitò a portar con se a teatro, a Firenze, la figlia "Isabellina", non ancora quindicenne. Non stupisce che un personaggio così proiettato verso le novità abbia colto al volo l'occasione di assicurarsi l'opera di un pittore transalpino come il Desmarais, che poteva aprire nuovi orizzonti nella vita artistica pisana. Sempre sull'onda dell'entusiasmo per i mutamenti che caratterizzarono, specie dopo la Rivoluzione Francese del 1789, gli ultimi anni del secolo XVIII, il Roncioni non si tirò indietro neppure quando, nel marzo del 1799, il governo granducale decadde e la Toscana passò, per pochi mesi, sotto il controllo francese. Il Roncioni fece circolare, anonimo, uno scritto filo-repubblicano, aderì alla Guardia Nazionale e partecipò a cene "patriottiche" (peraltro, come poi dichiarò, "di assai cattivo gusto"). I suoi orientamenti abbastanza moderati e le notevoli "entrature" gli consentirono, con il ritorno del Granduca, di essere comunque assolto in un processo per "democrazia" che dovette subire davanti al Tribunale dell'Ordine di Santo Stefano, competente per gli appartenenti alla prestigiosa istituzione.

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